Galleria Palatina e Galleria d'Arte Moderna

Due collezioni che attraversano i secoli d'arte di tutto il mondo
Galleria Palatina e Galleria d'Arte Moderna
Da 8.49

Collezione d'arte in Palazzo PItti: non saprete cosa ammirare di più

Organizzazione Tecnica Web95
Provided by Weekend a Firenze Srl

Panoramica

L'ingresso per Palazzo Pitti avviene a turni di 15 minuti!
La prenotazione deve essere richiesta con almeno 1 giorno lavorativo di anticipo.
Massimo 30 persone per gruppo.

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ATTENZIONE: se l'orario richiesto è esaurito, il museo confermerà automaticamente l'orario disponibile più vicino a quello richiesto, nella stessa data.
Orario d'apertura: Martedì a Domenica: 8:15 - 18:50; lunedì chiuso.

Politica di cancellazione:
Per cancellazioni ricevute una volta assegnato il codice di conferma, e per no show, possiamo rimborsare il costo di biglietti non utilizzati meno il costo del servizio (prevendita e prenotazione online).

Servizio di noleggio tablet video guide Galleria Palatina, gli Appartamenti Reali e la Galleria d'Arte Moderna:

I tablet sono disponibili in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo.

Una guida che unisce la completezza di un catalogo alla freschezza di un prodotto digitale. La ricostruzione grafica delle pareti, che rende “cliccabili” tutte le opere esposte, costituisce una bussola efficace per muoversi all'interno di una galleria complessa e ricca come la Palatina.

Testi, audio e immagini immergono il visitatore in un mondo d'arte all'interno del quale ogni opera trova il suo giusto posto. Le schede dei capolavori della Galleria offrono un prezioso apparato di approfondimenti fondamentali per contestualizzare l'opera e il suo autore nella storia. La qualità dei testi e delle informazioni è certificata dalla Soprintendenza del Polo Museale Fiorentino.

Il Tablet consente di apprezzare a pieno l'intero percorso di visita, conoscere tutto ciò che è necessario conoscere degli oltre novecento quadri esposti, e di approfondire le biografie dei più grandi artisti presenti nel museo, di confrontarsi con le più recenti letture critiche e di ripercorrere la storia delle più importanti sale del palazzo.

La durata del percorso guidato è di 2 ore e 30 minuti circa, e contiene una spiegazione di circa 50 opere per museo.

Riceverete un voucher di conferma (valido esclusivamente per il noleggio della videoguida) insieme al voucher di conferma della visita al museo. Per ritirare il tablet, dovrete lasciare questo voucher allo Sportello Prenotati accompagnato da un valido documento d'identità (solo originali: passaporto, carta d'identità o patente).

In caso di smarrimento o mancata restituzione dell'apparecchio, il visitatore dovrà pagarne il costo (€ 250.00 per ogni apparecchio).

Dettagli

Situato nella prima grande piazza della zona che i fiorentini chiamano "Diladdarno", Palazzo Pitti domina incontrastato da una piccola altura ai piedi della collina di Boboli.

La sua costruzione fu commissionata, nella seconda metà del 1400, dal banchiere Luca Bonaccorso Pitti a Filippo Brunelleschi, ma il progetto è oggi attribuito a Luca Fancelli che ideò e iniziò l'edificazione del primo palazzo esterno alle mura della città. Il palazzo ha avuto una lunga storia di lavori di costruzione e di ampliamento durati circa quattro secoli.

La prima versione di Palazzo Pitti fu quella di un corpo di fabbrica di dimensioni ridotte rispetto all'odierno. Prevedeva due piani rivestiti con le rustiche bugne di pietra. Lo stile architettonico rinascimentale, sobrio ed armonico, era impreziosito da elementi classici di ordini dorico, ionico e corinzio. Furono i successivi ampliamenti a dare al palazzo la configurazione attuale. Intorno al 1550 il Granduca Cosimo I dè Medici lo acquistò per farne la residenza di famiglia e nel 1558 commissionò i lavori di modifica a Bartolomeo Ammannati che inserì nel prospetto grandi finestre dette inginocchiate e realizzò il cortile porticato.

La costruzione e l'allestimento del grande giardino, detto di Boboli dall'omonima collina, furono commissionati a Niccolò Tribolo. Nel 1565 il Granduca volle la costruzione di un corridoio sopraelevato che permettesse alla famiglia di muoversi, senza il pericolo di attentati, fino a piazza della Signoria. Il Progetto fu commissionato al Vasari. Nel 1618 i lavori continuarono sotto la direzione di Giulio da Parigi che allungò l'edificio con altri due corpi di fabbrica a due piani. Altri interventi si ebbero nel 1640 con Alfonso da Parigi sotto la cui direzione il palazzo assunse l'attuale lunghezza.

Ciò che oggi possiamo ammirare, però, è il risultato delle successive modifiche apportate dai Lorena che completarono la facciata con l'aggiunta dei due "rondò" laterali che protendono il palazzo verso la piazza quasi a volerla abbracciare. Fu il Granduca Ferdinando II a volere la decorazione delle sale di rappresentanza della residenza estiva, al piano terra, e della residenza invernale al primo piano in vista delle nozze con Vittoria della Rovere. Furono chiamati artisti di grande fama come Giovanni da Sangiovanni e Pietro da Cortona la cui opera contribuì a rendere il palazzo una vera e propria reggia.

L'ultimo corpo aggiunto alla costruzione fu la palazzina della Meridiana, in stile neoclassico, commissionata alla fine del 1700 a Gaspare Maria Paoletti e Pasquale Poccianti da Pietro Leopoldo. Palazzo Pitti, che nel tempo ha avuto funzioni diverse, è oggi sede importanti musei (Argenti, Porcellane, Costume, Carrozze, Galleria d'Arte Moderna, Giardino di Boboli) attraverso i quali è possibile visitarne gli ambienti, i fasti di corte e lo splendore di un'epoca lontana che ha saputo tramandarsi fedele e immutata nel corso della storia.

La storia di questa galleria si lega in maniera inscindibile alla storia del collezionismo e mecenatismo dei Medici, in particolare del cardinale Leopoldo (1613-1675), del cardinale Giovan Carlo (1611- 1663), del principe Ferdinando (1663-1713). Le opere che essi raccolsero, avevano scopo e fruizione privata, mentre la galleria di rappresentanza era quella degli Uffizi. Grazie all'interessamento degli Asburgo Lorena (1737-1848) le collezioni furono incrementate e furono riunite negli appartamenti della famiglia Medici. Sotto Ferdinando III e Leopoldo II fu sistemata la quadreria di palazzo, così come oggi la vediamo. La Galleria fu aperta a un pubblico selezionato solo nel 1833.

La visita si svolge al primo piano di palazzo Pitti e tocca ventotto sale. L'ingresso è preceduto da alcuni ambienti: l'Anticamera degli Staffieri, la Sala delle Statue, la Sala delle Nicchie. Segnaliamo, nella Sala delle Statue, l'opera "il Cavadenti" che, dagli esami radiografici del 1991, è attestata l'autografia a Caravaggio. La tela risulta a Firenze dal 1637 e si annovera tra le opere dell'ultimo periodo dell'artista. Non ci si può allontanare dalla sala senza aver prestato attenzione all'opera Cristo risorto di Rubens (1616 ca.) per la particolarità iconografica.

Dalla sala di Venere alla sala dell'Iliade (Sale dei Pianeti), il percorso è rettilineo. Le sale sono disposte in sequenza e comunicanti. Percorrere le sale dei pianeti: Venere, Apollo, Marte, Giove, Saturno, è un'esperienza molto bella se volgiamo lo sguardo alle decorazioni a affresco e stucchi delle cinque volte, eseguite negli anni 1641-1647 da Pietro da Cortona (Cortona, 1596 - Roma 1669) e ultimate dal suo allievo Ciro Ferri (1659- 1661; 1663-1665). Le stanze furono dedicate ai pianeti, si suppone in onore di Galileo Galilei, protetto dai Medici. Il tema fu consigliato da Michelangelo Buonarroti il Giovane: complesso programma allegorico volto a celebrare le glorie medicee. Il protagonista della narrazione dipinta è il futuro Cosimo III, figlio del granduca Ferdinando II (gli succederà nel 1670), insieme a Ercole.

Al centro della sala si può ammirare la straordinaria Venere italica commissionata allo scultore Antonio Canova (Possagno, Treviso, 1757- Venezia 1822) per sostituire, nella Tribuna degli Uffizi, la statua ellenistica della Venere Medici, portata dai Francesi a Parigi. Nel 1815 la Venere Medici fece il suo ritorno e l'opera di Canova fu trasferita a Pitti. Nella volta della sala è rappresentato il principe che Minerva allontana da Venere (dai piaceri dell'amore) per condurlo verso Ercole. Nelle lunette sono ritratti personaggi famosi per le loro virtù e nei medaglioni in stucco personaggi della famiglia Medici.

In questa sala sono da ammirare ben quattro capolavori di Tiziano (Pieve di Cadore 1490 ca. - Venezia 1576). Il concerto fu acquistato da Leopoldo Medici nel 1654 come opera di Giorgione. Oggi il dipinto è ritenuto, dalla maggior parte della critica, opera giovanile di Tiziano (1510-12). Al centro un suonatore e ai lati un frate con liuto e un giovane piumato. I personaggi erano un tempo identificati come Lutero con Calvino e Caterine von Bore, oggi la critica propone l'interpretazione delle tre età dell'uomo. Il ritratto di Giulio II (1545) ha origine dal ritratto che Tiziano copiò da Raffaello.

Seguono poi La bella e Il ritratto di Pietro Aretino, commissionato a Tiziano dallo stesso libellista privo di scrupoli nel 1545, è reso con colori sgargianti dove le tonalità del rosso-dorato, del bronzo del bavero e del bruno-rosso della veste conferiscono un certo grado di maestosità al personaggio. Prima di abbandonare questa sala ci si soffermi sulle due Marine (1640-49) di Salvator Rosa (Napoli 1615- Roma 1673), sull'Apollo che scortica Marzia (1618) di Guercino (Cento, Ferrara 1591 - Bologna 1666) e sui due grandi paesaggi di Rubens (Siegen 1577 - Anversa 1640): Il ritorno dei contadini dal campo e Ulisse nell'isola dei Feaci (1630-1635).

Nella volta Pietro da Cortona, e poi Ciro Ferri (Roma 1634 - 1689), hanno reso eterno il principe che la Gloria e la Virtù presentano a Apollo, dio delle arti e del sole. A Ercole è affidato il peso del mondo. Raffigurati anche le Ninfe e Atlante. Nei pennacchi sono rappresentate le Muse, le nove figlie di Mnemosine. Nelle lunette personaggi famosi dell'antichità come protettori delle arti.

Del 1522 è la Sacra conversazione dipinta da Rosso Fiorentino (Firenze 1495 - Fontainebleau 1540) per la cappella Dei in Santo Spirito, resa con un precoce linguaggio manieristico. Si confronti con le opere, Pietà e Sacra famiglia, di Andrea del Sarto (Firenze 1486 - 1530) eseguite nei due anni successivi. Di eccezionale bellezza due opere di Tiziano: Giovane inglese o Uomo dagli occhi glauchi e Maddalena. La prima ritrae un ignoto personaggio dallo sguardo magnetico e dalla monumentalità severa giocata sui toni grigio e nero. La seconda, che reca in basso la firma dell'artista, fu opera molto copiata e, grazie a un restauro degli anni '90 del secolo scorso, ha riacquistato tutto il suo splendore.
Alto esempio di scuola veneziana è costituito dal Ritratto di Francesco Zeno di Tintoretto (Venezia 1518 - 94), mentre la Resurrezione di Tabita, opera giovanile di Guercino e la Cleopatra di Guido Reni (Bologna 1575 - 1642) sono da segnalare come opere fondamentali della pittura bolognese del Seicento. Belli anche i testimoni della pittura fiamminga e rubensiana che qui possiamo ammirare.

Gli affreschi della volta, realizzati da Pietro da Cortona negli anni 1645-1647, raffigurano al centro il grande stemma di casa Medici, sormontato da una corona. All'interno è scritto il nome di Ferdinando II di cui gli affreschi celebrano le virtù militari.

Di grande resa pittorica e di straordinario effetto le navi spazzate via dalle onde infuriate, raffigurate ai margini del soffitto. La sala è famosa per i bellissimi ritratti veneti e i capolavori fiamminghi e spagnoli che contiene.

Segnaliamo, per qualità e bellezza: il Ritratto virile (1550-60) di Veronese (Verona 1528 - Venezia 1588), dove fresche pennellate di bianco e di nero conferiscono autorità e dignità al personaggio; Le conseguenze della guerra, esempio enfatico di allegoria barocca, e I quattro filosofi di Rubens, opera carica di allusioni letterarie e filosofiche; il Ritratto del cardinale Bentivoglio di Van Dyck (Anversa 1599 - Londra 1641) che raffigura il prelato bolognese, ambasciatore del Papa.

Era un tempo al stanza del trono. Nella volta Pietro da Cortona dipinse (1643- 1646) il re degli dei, con i consueti attributi dell'aquila e del fulmine, circondato dalle virtù, nell'atto di incoronare il principe accompagnato da Ercole e dalla Fortuna. Al centro della sala possiamo ammirare la statua della Vittoria (1859) scolpita in marmo da Vincenzo Consani. Prima di descrivere rapidamente le opere celeberrime che ospita la sala, diamo uno sguardo attento al piccolo capolavoro Testa di San Girolamo (carta applicata su tavola) che per tradizione è attribuito a Piero Pollaiolo (Firenze 1443 - Roma 1496).

Il dipinto presenta un acume ritrattistico quasi leonardesco e strette somiglianze con le opere di Andrea del Verrocchio (Firenze 1435 - Venezia 1488), tanto che oggi parte della critica considera più consona un'attribuzione a quest'ultimo. L'opera Le tre etàdell'uomo è stato oggetto, nel corso della storia, di diverse attribuzioni: Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto etc., finché il restauro del 1987, ha dissipato i dubbi sull'appartenenza alla fase giovanile di Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/78 - Venezia 1510). Capolavoro indiscusso la Velata di Raffaello (1516) che, secondo Vasari, raffigurerebbe Margherita, figlia del senese Francesco Luti, detta 'la Fornarina', amante del pittore. Famoso anche il San Giovanni Battista (1523) di Andrea del Sarto, raffigurato come un efebo dalle bellezze classiche.

Nella sala sono presenti anche opere ragguardevoli di: Bronzino (Firenze 1503 - 72), Giovanni Lanfranco (Terenzo, Parma 1582 - Roma 1647), fra' Bartolomeo (Firenze 1472 - 1517) e altri grandi artisti. Prima di passare nell'ultima delle sale dei pianeti, si osservi il tavolo (1603-10), il cui piano è eseguito a mosaico di pietre dure, disegnato da Poccetti (Firenze 1548 - 1612) e Jacopo Ligozzi (Verona 1547 - Firenze 1627).

Sulla volta di quest'ultima sala si celebra l'Apoteosi del principe mediceo assunto nell'Olimpo. Il disegno fu eseguito da Pietro da Cortona, l'esecuzione fu invece a opera dell'allievo Ciro Ferri, perché il maestro fu chiamato dal Papa a Roma, lasciando incompiuto il programma celebrativo voluto da Ferdinando II.

Questa sala è famosa perché contiene i capolavori più celebri di Raffaello. Il più antico è la Madonna del Granduca (1506 ca.) che qui supera decisamente l'imitazione dei modelli del Perugino (Città della Pieve, Perugia 1445-50 - Fontignano, Perugia 1523), presente nelle Madonne del periodo giovanile, per giungere a una rielaborazione che risente di Leonardo (Vinci, Firenze 1452 - Castello di Cloux, Amboise, 1519). Famosi anche: il dittico dei ritratti di Agnolo e Maddalena Doni, eseguito da Raffaello nel 1506-7; la Madonna del Baldacchino, nota per il suo "non-finito", l'artista la lasciò incompiuta, dovendo partire per Roma nel 1508; il ritratto di Tommaso Inghirami (1510); la Madonna della Seggiola (1513-14), dove il rapporto Madre-Bambino è giocato su una volumetria con moto circolare e la Visione di Ezechiele (1518), che ricorda la grandiosità di opere quali la Trasfigurazione (Pinacoteca Vaticana).

Opere importanti di Perugino e di fra' Bartolomeo, di Andrea del Sarto attribuiscono all'ultima sala dei pianeti una valenza classica, nelle spinte innovative che caratterizzano certa innovazione manieristica.

L'antico scenario di Palazzo Pitti apre le sue porte alla Galleria d'arte Moderna. Gli appartamenti abitati dalla famiglia reale fino al 1920 sono oggi trenta sale di capolavori della pittura italiana e, soprattutto, toscana del Neoclassicismo, del Naturalismo, dei Macchiaioli. Gli immaginari fasti di sale, di duchesse e nobildonne si raccontano agli occhi dello spettatore che, attonito, viaggia nelle storie sussurrate da attenti narratori.

Il percorso inizia col bello e ideale del Neoclassicismo toscano: volti vigili di grandi esponenti delle potenti famiglie nell'Italia preunitaria: Demidoff, Asburgo, Lorena (sala 1-2). Lo storicismo della pittura Romantica nel forte corpo di 'Sansonè ritratto da Francesco Hayez (sala 5). Abili le fisionomie e i ritratti di Antonio Ciseri ai tempi di Firenze capitale (sala 7-8 ). In un prosieguo di colori caldi e gioia di vita, gli esempi delle scuole di paesaggio di metà '800 e la collezione privata donata alla Galleria da Diego Martelli: una raccolta che unisce l'amore per il Naturalismo e per l'Impressionismo.

Le calde tele di Adriano Cecioni, scultore, pittore e scrittore fiorentino, che ha immortalato le vicissitudini delle campagne di indipendenza italiane e dell'età postunitaria (sala 12-13). Autorevoli i dipinti a soggetto romanzesco di Giovanni Fattori: 'Maria Stuarda al campo di Crookstone' e 'Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta' (sala 12-13): l'incerto esito di due battaglie che sembrano non aver premiato né vincitori, né vinti.

Le scene seguono gli eventi: il passaggio di capitale da Firenze a Roma, la fine del Risorgimento e l'Unificazione d'Italia suggeriscono nuovi soggetti e gli interessi si spingono altrove: di Riccardo Nobili 'In birreria' (sala 17).

I Macchiaioli, nel più autorevole rappresentante del Caffè Michelangelo, Giovanni Fattori, in uno scenario in cui la questione 'Macchia' predomina gli interessi pittorici della seconda metà dell'800: 'Libecciata' (sala 18).

La sala 25 ospita un grande esempio del collezionismo italiano, una raccolta di 43 dipinti creata dall'industriale Emilio Gagliardini nel secondo dopoguerra: paradigmatico il dipinto 'Luci ed ombre a Palestrina' di Vincenzo Cabianca (nella foto a lato con 'Studio di donna' del 1862).

Il '900 a Firenze impone una nuova cultura figurativa: l'attenzione si sposta sulle inquietudini dell'uomo e del mondo che lo circonda attraverso una forte esigenza di nuove tendenze che esprimano vitalità: di Felice Carena 'Nudo di donna' (sala 27).

Un finale di percorso libero da influenze straniere riporta alla tradizione italiana del Naturalismo negli esempi di Baccio Maria Bacci e Libero Andreotti (sala 29-30).

I volti e i paesaggi; il gioco dei fanciulli e l'animosità della guerra; la vita quotidiana e i fasti di corte, in un ambiente di porte surrealiste che si aprono su mondi passati, sulla Toscana e sulla vita sussurrata dai tratti ora forti ora tenui di grandi maestri e sconosciuti narratori.

Prezzi

Biglietti:

Biglietto intero

Biglietto ridotto:

  • i cittadini dell’Unione europea di età compresa tra 18 e 25 anni (presentare documento d’identità)
  • i docenti delle scuole statali italiane con incarico a tempo indeterminato (presentare idonea documentazione)

Biglietto gratuito:

  • Ragazzi minori di 18 anni di qualsiasi nazionalità
  • I visitatori minori di anni 12 devono essere accompagnati
  • i docenti e gli studenti delle facoltà di architettura, di conservazione dei beni culturali , di scienze della formazione e dei corsi di laurea in lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico o storico-artistico, delle facoltà di lettere e filosofia (gli studenti devono presentare certificato d’iscrizione all’anno accademico in corso)
  • i docenti e gli studenti delle Accademie di belle arti (gli studenti devono presentare certificato d’iscrizione all’anno accademico in corso)
  • le guide turistiche nell’esercizio della propria attività professionale (esibire una valida licenza, rilasciata dalla competente autorità)
  • gli interpreti turistici, quando occorra la loro opera a fianco della guida (esibire una valida licenza rilasciata dalla competente autorità)
  • il personale del Ministero per i Beni e le Attività culturali
  • i membri dell’ICOM (International Council of Museums)
  • Per ragioni di studio e di ricerca, attestate da istituzioni scolastiche o universitarie, da accademie, da istituti di ricerca e di cultura italiani o stranieri, da organi del Ministero per i Beni e le Attività culturali, ovvero per particolari e motivate esigenze, i capi degli istituti possono consentire ai soggetti che ne facciano richiesta l’ingresso gratuito per periodi determinati

Accesso gratuito la prima Domenica di ogni mese

Scuole:
ingresso gratuito; la prenotazione deve essere effettuata direttamente al museo.

Il costo del servizio ed il costo dell'eventuale mostra saranno dovuti anche per riduzioni, gratuità e giornate di gratuità. Preghiamo notare che all'ingresso del museo verrà richiesto un documento d'identità che giustifichi il motivo della riduzione.

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